Nel dedalo di viuzze medievali di Cefalù, là dove la luce rimbalza sulle pietre antiche e una brezza salmastra sembra insinuarsi in ogni angolo, si apre la Locanda del Marinaio.
Un luogo che non ha bisogno di rumore né di effetti speciali: basta sedersi, respirare, osservare. È un salotto di mare che si fa ristorante, un approdo gastronomico dove il territorio prende forma – nei piatti, nei profumi, nei silenzi pieni, nelle mani che servono con la gentilezza di chi conosce il valore delle piccole attenzioni.
È qui, alla Locanda del Marinaio, che il mare non si limita a lambire il borgo antico: lo invade, lo plasma, gli dà un ritmo tutto suo — un respiro lento, sospeso, che dialoga con le onde appena fuori dalla finestra.
Siamo a pochi passi dalla cattedrale normanna e dall’antico porto, e questa vicinanza al mare si sente, si vede, si respira. La Guida Michelin la descrive come un “delizioso ristorantino ricco dei sapori del Mediterraneo”, ma è un ritratto che non basta: qui gesti, piatti e scelte nascono da un rispetto profondo per la materia prima e per la storia marinara di Cefalù.
Il patron Francesco Blasco muove la sala con la grazia di chi conosce i desideri degli ospiti ancora prima che vengano espressi.
Dietro le quinte c’è lo chef Giovanni Fulco, che lavora sul pescato locale con una mano precisa e contemporanea, capace di unire tecnica e memoria, rigore e istinto mediterraneo. Da questa dualità nasce una cucina armoniosa, precisa, capace di sorprendere senza mai perdere la sua verità.
Per accompagnare il percorso degustazione, ci viene servito un Catarratto Alessandro di Camporeale: un bianco minerale, teso, con un bouquet che profuma di fiori bianchi e agrumi. Un vino che prepara il palato, affila i sensi e anticipa la freschezza marina che dominerà il viaggio.
Il primo piatto che arriva in tavola è una zuppetta di cannellini e pescato del giorno. Una fondina ampia, bianca, e dentro una crema vellutata che profuma di terra e di mare. I cannellini sono ridotti in purea con una delicatezza quasi carezzevole, mentre il pescato – sfaldato, dolce, impeccabile – rilascia l’impronta iodica del Tirreno. Sopra, fiori essiccati e un basilico posato come un sigillo. I crostini croccanti affondano lentamente nella crema. È un piatto che scalda e conforta, un inizio morbido e sensoriale, che racconta la cucina dei pescatori in una veste elegante.
Arriva poi la mousse di parmigiana di melanzane, servita in un piatto nero che accende i contrasti. Alla base, una salsa di pomodoro dolce-acida; sopra, la mousse di melanzane è leggera come una promessa, affumicata quel tanto che basta per evocare il profumo delle grigliate estive. La cialda di parmigiano aggiunge croccantezza. È un boccone che sa di infanzia, di domeniche lente, di mani che cucinano senza fretta. Un antipasto che è più un ricordo che una portata.
Il terzo piatto è un raviolo gigante ripieno di melanzane, che arriva come un monaco contemplativo al centro del piatto. La pasta è sottile e vellutata, il ripieno corposo e scuro. La vellutata di datterino rosso vivo ne esalta la dolcezza, mentre la fonduta di ricotta salata delle Madonie porta la nota sapida che chiude il cerchio. È un piatto che unisce casa e tecnica, comfort e eleganza.
Segue la busiata fresca al ragù di pescato, una spirale di pasta che raccoglie il sugo con naturalezza. Il ragù di mare è ricco, mediterraneo, pieno di piccoli pezzi che raccontano la generosità del pescato del giorno. Il pomodoro dona freschezza, il finocchietto selvatico un aroma erbaceo e persistente. Una pasta che parla siciliano senza bisogno di traduzioni.
Poi arriva il momento più scenografico: il tonno rosso in crosta di kataifi. Due cilindri perfetti, dorati, croccanti. La pasta kataifi si apre sotto i denti in un rumore sottile, e dentro esplode la morbidezza del tonno crudo, rosato e preciso. La mousse di avocado porta rotondità, la riduzione di agrumi dona freschezza e profondità. È un piatto che diverte, sorprende e rimane.
Il percorso prosegue con il polpo a bassa temperatura, scottato con maestria. I tentacoli sono lucidi, quasi laccati, croccanti fuori e burrosi dentro. A completare, una crema verde vellutata, cavolfiori colorati, romanesco, una goccia di gel agrumato. È un piatto armonioso, equilibrato, che valorizza il polpo senza travestirlo.
Prima dei dessert, una pausa fresca: lo yogurt montato con coulis di frutti rossi e crumble, servito in una ciotola che sembra un piccolo vaso di vetro lavorato. Lo yogurt è una nuvola, il coulis è un’esplosione di acidità e colore, il crumble porta ritmo. Una coccola perfetta.
Chiude il percorso il tiramisù al Marsala, morbido, profondo, avvolgente. La crema al mascarpone è vellutata, il cacao è un mantello scuro, il Marsala un sussurro che arriva in fondo al palato, proprio come un ricordo che riaffiora lentamente.
Uscendo dalla Locanda del Marinaio, si ha la sensazione di aver vissuto un momento sospeso. Il profumo del mare accompagna ancora, come un filo invisibile che segue fino fuori dalla porta. In un mondo che corre, la Locanda resta un luogo in cui il tempo rallenta, dove la cucina diventa un linguaggio affettivo, dove ogni piatto è un gesto d’amore per la Sicilia. Qui, tra un sorso di Catarratto e un piatto che racconta il mare, il corpo si nutre e l’anima ringrazia.
Dietro ogni piatto, c’è una squadra che lavora in perfetta sintonia: Francesco Blasco, titolare, e lo chef Giovanni Fulco in cucina, affiancati da Francesco Guercio, Giuseppe Glorioso e Danilo Saggio. Sono loro i volti della Locanda del Marinaio, le persone che ogni sera trasformano l’ospitalità cefaludese in esperienza.
Per chi desidera vivere in prima persona questa esperienza, la Locanda del Marinaio si trova in
Via Porpora 5, nel cuore del centro storico di Cefalù
Tutte le informazioni aggiornate, il menù e le prenotazioni sono disponibili sul sito ufficiale:
www.locandadelmarinaiocefalu.com





















